Pitagora, Platone e i mondi virtuali

Il mio amico Daniele sta partendo per Crotone. Faccio una verifica su Google Maps perché non mi ricordo bene in che parte della Calabria sta. So che ha per targa Kr, anche se ormai le targhe con le province sono passate di moda. Kr perché avevano finito tutte le possibili permutazioni. Ah, ecco: versante ionico.

Eppure devo esserci passato in auto, ma qualche anno fa, forse per questo non mi ricordavo. La parte ionica della nostra Penisola è, in generale, una di quelle che di questo nostro mirabolante Paese (o forse, anche in questo caso, paese, con la minuscola) non ricordo bene. Non saprei dire perché.
Daniele è un matematico. E' il Daniele con il quale sto portando avanti un progetto. Il Daniele che, dopo il master triestino, mi ha coinvolto per diverse iniziative e, per gradi, l'interazione iniziata professionalmente si è trasformata in un'amicizia. Gli chiedo, indiscretamente: "ma a Crotone che vai a fare?", convinto che andasse per qualche convegno o per questioni legate alla divulgazione scientifica. Mi racconta in breve una storia. Che alla fine è sempre la stessa triste storia: arrivano soldi per progettare un "parco", che sia parco - di fatto - con installazioni (fisse, mobili, a grandezza d'uomo) che hanno pannelli esplicativi, con le quali si possa interagire. "Tema" del parco: la divulgazione scientifica.

Con dedica, ovvia, a Pitagora che pare abbia fondato niente popò di meno che Crotone - tra le tante altre cose che fece. Pitagora, se se ne legge la voce su Wikipedia, sembra piuttosto una sorta di demiurgo, una specie di semidivinità mezzo uomo e mezzo dio, tale e tanta è (stata) la sua fama.
L'idea viene approvata, i soldi ci sono e viene emesso un bando: si chiede a diversi enti e istituzioni di proporre un progetto di realizzazione. Daniele, all'epoca ancora in Sissa, si mette al lavoro insieme a un team di persone che su queste faccende la sanno lunga e molto hanno visto in giro per il mondo (spesso in queste cose non è necessario inventare, quanto piuttosto prendere spunto e ri-declinare per il progetto che si intende presentare...).
Fatto sta che alla Sissa son così bravi che vincono. Daniele che credo provi lo stesso timore reverenziale che io avrei verso Aristotele, per Pitagora progetta dei solidi platonici - ma che forse potrebbero essere anche chiamati... pitagorici.
Le cose fino a un certo punto - fino quasi in fondo, per la verità - vanno avanti. Poi, come quasi sempre accade, qualcosa si inceppa. I lavori non vanno più avanti. Vengono approvate variazioni in corso d'opera - qui pare sia colpevole/connivente un team dell'esecutivo - quindi altri soldi. Che magicamente non ci sono (più).
Sembra proprio ironia della sorte: l'aggettivo "platonico", nella vulgata, significa: più nell'idea che nella realtà. Il classico esempio è l'amore platonico. Che è quell'amore, forse molto di moda oggi, con le moderne tecnologie, dove la gente si ama, ma non si tocca - a tal proposito bisognerebbe parodiare il titolo del libro di Gabriel Garcia Marquez L'amore ai tempi del colera, con L'amore ai tempi di skype...
Così - ammesso di voler tout court assimilare, con qualche forzatura semantica, "platonico" a "virtuale" - ci sono delle cose che diventano platoniche, virtuali e avete già indovinato cosa (fette cospicue di danari, società che si volatilizzano... se non ricordo male mi pare che Daniele parlasse, per l'intero ammontare dell'avventura, di UN MILIONE di euro: una roba da signor Bonaventura...), mentre altre rimangono reali - lo smacco, il dispiacere per l'ennesima occasione del Sud turlupinato (nel più classico dei luoghi comuni), quella specie di fatiscente deserto che è rimasto e che potete vedere in questo video del Gabibbo, in cui, in mezzo all'erba alta vedo i solidi platonici disegnati da Daniele.

 

 

Daniele quindi va giù. Va giù perché si cerca di metterci, come sempre accade, una toppa. Qui e qui, per altro, avete modo di interagire direttamente con lui, lasciando commenti a un paio di post che ha messo su blog da lui gestiti. I possibili posti di lavoro, le possibili chances perse per il territorio, ecc. Si incontreranno in pubbliche assemblee - forse anche raccontare la storia anche a chi non la sa, o forse a chi la sa ma non ha voluto ascoltare - e Daniele porterà la propria testimonianza di "progettista" che ha visto letteralmente gettato alle ortiche un lavoro importante come quello. Vedremo gli sviluppi.
E, mentre mi chiedo perché la ipertrofica "piazza" - più che altro incrocio e crocevia sghembo di vialoni nella cardodecumanica Torino - vicino a casa mia l'hanno dedicata a Pitagora, vi lascio con la sua raffigurazione nella Scuola di Atene...

 

 

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