Zagreb/Zagabria

Di Zagabria ho un ricordo non nitido. Il ricordo di una città che aveva subìto una guerra, di una città orgogliosa, fors'anche nazionalista. Di una povertà dignitosa. Magnificente a tratti. La magnificenza delle città che sono state importanti nella storia, per quale ragione, in qualche periodo.
Ricordo che a Zagabria dormimmo in un ostello lurido - forse il peggior posto in cui abbia dormito in quel viaggio, ma anche in vita mia - dove un senso di schifo (io che mi schifo difficilmente) pervadeva un po' tutto, comprese le coperte in dotazione, fornite dalla ASL di Alessandria, Italia.

Noi, pur italiani, con la ASL di Alessandria non avevamo nulla a che fare. Avevo coinvolto altri 4 tra amici e amiche in un "Balcan tour". Era l'estate del 2002 e l'idea arrivava da un viaggio lampo fatto 3 anni prima, nell'estate del 1999 per consegnare degli aiuti umanitari a Sarajevo. L'idea "originale" del viaggio era quella di far tutto con i mezzi pubblici, costi il tempo che costi.
E allora uno dei ricordi più romantici di Zagabria che conservo, io che sono ex ferroviere, è la compilazione a mano, nell'estate del 2002, di un biglietto ferroviario con destinazione Sarajevo, perché volevo rivedere la città che ancora tremava come creatura, in quella pacificazione armata, con autoblindo e carri armati a sorvegliare i ponti sulla Neretva, nel 1999.
Quel biglietto ferroviario ce l'ho di sicuro ancora in qualche scatola, conservato.
Ma Zagabria è tornata a bussarmi, anzi a strusciarsi alla mia porta di casa, ieri mattina. Sottoforma di ragazzine che il mio dirimpettaio aveva già notato nei giorni precedenti. Preoccupato, della preoccupazione che cominciano ad avere gli anziani, mi ha detto incrociandomi sul pianerottolo: "erano in due, anche ben vestite. Le ho messe in fuga, cercavano di far scattare la serratura delle porte blindate di casa con le tessere delle ricariche telefoniche". Questo con un mezzo sorriso, come di chi però non s'aspetta alla fine nulla di buono da questa storia.
Memore delle sue parole ieri, nel silenzio delle ore in cui tutti lavorano - me compreso, ma a casa - sento uno strano sfregamento nei pressi della porta. Lì per lì ho pensato alle signore delle pulizie condominiali che arrotolano il tappeto davanti alla soglia, a segnalare che son passate a pulire. Ma il rumorino era continuo, costante e non di tappeto che struscia contro la porta. Così in silenzio mi sono affacciato allo spioncino e le ho viste all'opera: una sulla mia porta e l'altra proprio su quella del dirimpettaio.
Ho aperto la porta di scatto provocando la fuga di quella più lontana e l'ipnosi in quella all'opera sulla mia porta. Ipnosi dovuta al tentativo - vano - di recuperare la borsetta che l'ingenua (altro nome non mi viene) aveva depositato sulla mia soglia di casa. Ha fatto un blando tentativo di recupero. Mi sono mostrato fisicamente minaccioso, intimandole di andarsene. Ha desistito e ha seguito di gran carriera l'amica. Ho preso la borsa e sono entrato in casa sbattendo la porta e imprecando.
Ispeziono: la borsa era pressoché vuota (un ombrello, sacchetti vuoti in caso di bottino). Ma faccio una visita accurata, dopo aver sbollito un po' la rabbia che aumenta invece dopo aver ritrovato un documento di identità. Sì, tanto ingenua da lasciare la borsa con un documento di identità. Scritto in croato. La repubblica che lo emette, nel febbraio di quest'anno è proprio la Croazia, con solenni timbri e firme. Nome, cognome e foto. Ma soprattutto: nome e cognome dei genitori visto che la ragazzina con la quale ho dovuto farmi vedere a muso duro HA DODICI ANNI. Da compiere: è nata nel dicembre del 1998.
Porca puttana: 11 anni! La rabbia che stava sbollendo ovviamente è riaumentata di colpo perché a quel punto avrei voluto aver per le mani quelle teste di c...o dei due genitori per prenderli a bastonate. Antonella, questo il suo nome tutto italiano, ha 11 anni e un cognome che finisce, nella più classica delle tradizioni slave, in "-vic" finale.
A quell'età si va a scuola e non a tentare di svaligiare la casa della gente, porca puttana!

Sono andato nel pomeriggio dai carabinieri, a sporgere denuncia, consegnare la borsetta sequestrata e il documento ritrovato. Mi dicono che lo fanno perché a quell'età i minorenni non sono perseguibili in nessun caso: l'età minima in Italia è 14 anni. Anche cogliendola in flagranza di reato l'avrebbero portata in caserma, avrebbero rintracciato i genitori, gliel'avrebbero riconsegnata. Fine della storia. "Bastardi" è l'unica cosa che riesco a pensare, pensando a quei due genitori.
Zagabria perché torni in questo modo così spiacevole nella mia vita?

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