Fosco Maraini a Chivasso
Guardare le foto di Fosco Maraini significa viaggiare con lui.
Sono andato a Chivasso a vedere questa mostra (prorogata fino a oggi, 14 febbraio). Fosco fotografava forse prima col cervello che con gli occhi. I suoi interessi antropologici, ma anche di tecnica fotografica, perfezionata in lunghi anni di apprendistato in Oriente (sul suo sito si trova il commento che ha verso Hokusai: "Considero grandissimo il lavoro di Hokusai, che è un maestro sotto il punto di vista fotografico, ha un occhio di tipo fotografico, con inquadrature ardite, straordinarie"), ne hanno fatto un testimone d'eccezione. Vedere le sue foto è capire quanto meravigliosamente ci siano leitmotiv, fili trasversali che legano culture, persone le cui immagini, con la loro semplice giustapposizione l'una all'altra, ne rendono evidenti le somiglianze.

E così per i paesaggi, in un gioco che lega i luoghi "dietro casa" (la "sua" Sicilia, che è la terra della prima moglie, Topazia...) a luoghi remoti e remotissimi del mondo (Hokkaido, il Tibet) ma tali soprattutto perché collocati in un tempo che sembra, e forse è, remoto (alcune delle foto sono degli anni '30 del secolo scorso) per una banale difficoltà anche negli spostamenti.
Figure umane così distanti che si somigliano così tanto nella postura, nell'espressione, nella gestualità. Luoghi naturali, così distanti - un sud Italia rurale, essenziale, scarno, "densamente spopolato" (come la felicità), messo di fianco a un Giappone che forse in quegli anni quasi nessuno conosceva se non perché presente sulle carte geografiche. E divenne tristemente famoso nel 1945 per Nagasaki e Hiroshima.

Corre l'obbligo di un minimo di sitografia:
Partendo da una biografia istituzionale su Wikipedia utile a dare un inquadramento a chi non conosce quest'uomo (penso espressamente a Tiziana...), passando per una intervista ancora su web, sulla tecnica fotografica di quei tempo e le "avventure" ad essa connesse (per Domenico), e arrivare alla sua "concezione religiosa", espressa in queste parole di addio per il suo funerale, specchio di quello che fu. Posso dire che fui tra i fortunati che lo conobbero e lo videro anziano, fragile, ma con il sorriso e lo sguardo di chi sa e ha visto molte cose. Accadde in occasione dell'inaugurazione di una mostra fotografica su paesaggi e flora apuana, dell'amico Elia, a Castelnuovo Garfagnana, il 20 agosto 2003. Qui qualche foto a testimonianza di quell'evento.
