Le buone prassi del supermercato

Sono alla cassa del supermercato sotto casa. Faccio un po' di spesa di sopravvivenza, giusto per colmare minimamente il vuoto siderale che alberga nel frigo. Ho già scritto in qualche post che il supermercato sotto casa mi piace perché è microscopico - appartiene ai "panda market" della catena Crai (non mi interessa: anche se per una volta faccio pubblicità è lo stesso) - ci sono, in mezzo ai megapalazzoni, le vecchine che vengono a comprare con il loro carrellino che veramente ti chiedi chi ha fatto l'involucro esterno, di quella tela cerata e resistente dai colori e dalle fantasie che dire "anni '60" è fargli un complimento.

Poi ci sono le commesse, le cassiere, tutte abbastanza giovani, che si danno una voce da una parte all'altra (ci mancherebbe: non siamo in biblioteca... ma neanche al mercato). Insomma: un clima familiare e un po' caciarone.
Una di quelle che ho sempre visto e che sembra resistere a ogni turnover tipico di questo mondo e ancor più tipico di certi mestieri mi serve alla cassa.
Ticket?, mi chiede, mentre in automatico passa la mercanzia sul lettore di codice a barre. No, rispondo. Tessera? No. Busta? No. Ho la mia di tela qui. Pago in contanti.

Un dialogo, anche questo molto automatico. Ma c'è una novità: visto che lei non usa la busta di plastica, mi dice, ha diritto a un "gratta e vinci". Pago. Mi faccio dare il resto. E con una delle monetine gratto seduta stante. E vinco. Un buono - tadan (rullo di tamburi) - da ben 5 euro! Che posso usare la prossima volta che vado a fare la spesa.
Ora: è qualche tempo che per evitare l'invasione totale dei sacchetti di plastica, uso borse di juta. Anche perché tra le catene di S. Antonio che ogni tanto arrivano ancora, come residuo di un pessimo uso della rete, ce n'era una che mostrava le foto agghiaccianti di dove vanno a finire i sacchetti di plastica (ma volendo si può leggere anche questo libro per rendersene conto...). Avremmo dovuto iniziare molto prima. Ma tant'è. Ne ho addirittura 2: uno per la spesa piccola e uno più capiente e robusto per la spesa più grande.
Insomma, chi mi regala questi simbolici 5 euro è la Regione Piemonte e per quanto sia una sciocchezza trovo da un lato molto civile che vi sia attenzione e sensibilizzazione, dall'altro molto triste che per sensibilizzare a una cosa che dovrebbe essere scontata, si debba arrivare al "gratta e vinci". Buffo che questa cosa accada a me, che ho sempre giocato niente e quindi vinto ancor meno...

 

 

 

 

 

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