Le Sorelle di Porta Palazzo
Inserito da luciano il Sab, 2009-11-07 21:33
Ho appena finito di vedere - sono a casa dei miei, dove le tv sono presenti - "Che tempo che fa" di Fabio Fazio. C'era il torinese Alessandro Baricco. Non so se davvero sia di origine torinese, ma in tv dice "gagno" per dire "ragazzo", "ragazzino", parlando, per altro, del giocatore di calcio Cassano. Che è espressione, gagno, comunque dialettale. Mi stupisce che la usi: il canale su cui compare non è Telesubalpina, ma Rai 3 e forse a beneficio dei telespettatori di Caltanissetta Xirbi avrebbe potuto usare "ragazzo".
Ma tant'è. Siamo al dunque con l'ennesimo libro, un po' manierato, con seconda e terza di copertina completamente bianche per scelta, sempre un po' intellettualoide, di "riflessione generazionale", dal biblico titolo Emmaus, giusto per strizzare l'occhio anche ai potenziali acquirenti cattolici - scusate, forse l'avrete capito: Baricco mi pare un marchettaro. E della serie: il mondo va pezzi, Saviano vive sotto scorta perché i poteri mafiosi lo scioglierebbero volentieri in acido, e questo si guarda l'ombelico. Ma, come dice spesso Kurt Vonnegut in Mattatoio n° 5, così va la vita.
Emmaus, ci spiega il nostro, è un posto che sta vicino a Gerusalemme. A beneficio anche, da qui in poi, dell'abitante di Caltanissetta Xirbi. C'è stata una cena che è diventata famosa. Gesù era appena morto e si vociferava fosse in odore di resurrezione. Il Vangelo di Luca, racconta quella storia, e Baricco a noi. La cena diventa famosa, anche per i più distratti e disattenti, per una pittura - da far cascare la mandibola quanto a bellezza - di un signore vissuto qualche secolo fa che rispondeva all'anagrafe come Michelangelo Merisi, ma era universalmente noto come il Caravaggio. Onestamente non ho capito bene cosa c'entri col libro, ma devo essermi perso qualche passaggio.
L'episodio, continua Baricco, ha un che di molto letterario perché questi discepoli del Gesù scomparso incontrano sulla via questo signore sconosciuto e cominciano a parlargli di questa faccenda, mentre camminano (ah... questo camminare e parlare insieme, di heideggeriana memoria...).
E cammina cammina, il discorso si infittisce e passa alle Sacre Scritture, fino a quando si fa tardi e i due invitano lo sconosciuto per un frugale boccone di cena insieme. A un certo momento questo signore - che deve aver avuto il sorrisetto di chi la sa lunga - spezza il pane e, in questo gesto, i due discepoli riconoscono proprio Gesù. Ma lo riconoscono e lui contestualmente "scompare" (questa la versione di Baricco - ho un fratello appassionato di Sacre Scritture che mi conferma che nel Vangelo va abbastanza così...).
Insomma, "la morale è sempre quella: fai merenda con Girella" (scusate deve essere la crepe al cioccolato della mamma, particolarmente cardiotonica...), la morale cattolica (e chissà perché SOLO cattolica, visto che l'esclusivo appannaggio di certe questioni poi si trasforma nella quotidiana prassi - per la mia modesta esperienza personale - nel suo esatto opposto...) è che (ta.. dan... rullo di tamburi): dovremmo essere in grado di riconoscere Gesù in ogni uomo. Però, chi l'avrebbe detto!
Il dio che è in me saluta il dio che è in te (ohm mani padme ohm). Ma questa conclusione baricchiana? (Birichina? Bicchierina?) - che si continua a non capire cosa ci incastri con il libro - è solo il punto di partenza - o meglio: mi offre il destro - per uno stato di cose (più che dell'episodio da cui prende spunto: un sms) che mi arriva da un amico. Riporto qui l'allegato, depurato da riferimenti espliciti, di quel che è accaduto. Come potrete facilmente verificare, siamo ben lontani nel riconoscere - sia in generale sia nel particolare di questo episodio - nell'altro un qualsivoglia Gesù.
Normalmente - data l'assonanza semantica - siamo più portati a riconoscere nei protagonisti di queste tristi storie dei "poveri cristi". Buona lettura (si fa per dire).

