Blog di luciano
Affetti, nebbie e armi da fuoco
Inserito da luciano il Ven, 2007-07-20 08:35Ogni volta che ho preso in mano L'Agnese va a morire per leggerne una parte, non ho potuto fare a meno di pensare all'Agnese, quella in carne ed ossa che, con tutta probabilità, porta quel nome a seguito di questo romanzo. Agnese l'ho conosciuta che era una bimba vivacissima, ma dallo sguardo mite, "marzianina" per una alopecia totale, che me la rendeva ancora più dolce. Da anni non la vedo né la sento: suppongo sia diventata una splendida adolescente.
Sono stato amico del babbo di Agnese, Piero, che ha insegnato Sociologia all'Università di Firenze. Piero che mi ha voluto bene, come se ne vuole a un figlio adottivo, che mi dava la merenda quando passavo a trovarlo a casa, nelle ore di buco tra un treno e l'altro, nella schizofrenica vita del macchinista, a Santa Maria Novella (lui abitava poco distante): temeva non mangiassi abbastanza. Piero che un anno mi regalò La nuvola in calzoni, una delle più belle raccolte di poesie di Majakovski. Piero che a casa viveva sotto il pacifico assedio dei suoi 10mila libri e riviste, accatastate ormai senza speranza in ogni angolo. E ogni tanto me ne ragalava uno, rigorosamente foderato, perché scopriva d'averlo doppio. Piero che quando era in forma cominciava a far teatro in cucina, raccontando bizzarri o divertentissimi episodi della goliardia universitaria che lui aveva conservato. Una goliardia autoironica di quando scoprì che l'epiteto che gli studenti gli conferivano quando faceva da assistente a Pio Baldelli (prof. impazzito che correva letteralmente dietro alle studentesse, con grande imbarazzo di tutti...) era "il merdina". Perché gli esami hanno da essere una cosa possibilmente seria. Da quando Piero non c'è più quel rapporto con il resto della sua famiglia è venuto a mancare. E così ho perso le tracce dell'Agnese.
Allora ritrovo nelle parole del romanzo della Viganò la stessa concretezza di gesti, di una donna per la quale i partigiani sono un po' tutti figli suoi. Di cui prendersi cura non in astratto, ma preparando da mangiare, rammendando calze. Un romanzo bellissimo, specchio fedele sul "come era". Cruento e notevole in certi passaggi che, guarda caso, sono quelli che mentalmente mettono l'autrice in consonanza con il "mio" Beppe Fenoglio.
Passaggi quali «Clinto era seduto presso la stufa, aveva dormito un paio d'ore, ma questo serviva solo a far crescere il sonno. Però era contento di essere venuto, gli pareva d'aver fatto una bella cosa, doverosa, improrogabile. Nella vita partigiana, che si governava con leggi proprie, dettate da un personale bisogno di onore, di fede, di pulizia morale, di ordine intimo, guai se non fosse esistita quella volontaria forma di giustizia, anche in quello che sembrava di scarsa importanza. [...] Non c'erano ricompense, né premi, né promesse per l'avvenire, né suono di frasi retoriche [...]. Per questa parola pronunciata dal Comandante riguardo all'Agnese, Clinto aveva percorso dei chilometri». (pp. 226-227).
Viva la squola: odissea nello strazio
Inserito da luciano il Gio, 2007-07-19 13:13Ho scoperto che, nonostante la mancanza del bollino blu, ovvero: biennio di abilitazione all'insegnamento, posso insegnare. Già che son lì a cercar lavoro, provo. Certo: in III fascia, come riserva delle riserve, in panchina. La mia classe di concorso è la mitica A036, la sigla grazie alla quale, in funzione del piano di studi universitario, apprendo che posso insegnare SOLO negli ITC (Istituti Tecnico Commerciali) Filosofia, Scienza dell'Educazione, Padagogia. Non avendo sostenuto gli esami di italiano o/e di storia, non posso accedere ai licei. All'epoca pensavo di fare il filosofo, il macchinista, lo scrittore e che mai mi sarei impelagato in questa faccenda dell'insegnamento. Faccenda che, per essere adeguatamente sbrogliata, ha avuto bisogno dell'intervento sindacale, per la semplice compilazione della domanda. Tecnicamente: modello A2 e B: inserimento nelle graduatorie di istituto.
5 milioni di stecchini
Inserito da luciano il Dom, 2007-07-15 19:41Esperienza didattica nordeuropea (olandese): ricostruire una nave vichinga in dimensioni reali e 'navigante' con 5 milioni di stecchini da gelato. Tempo: 4 anni. Didattica perché tesa a mostrare che, con la necessaria volontà molte cose, anche le più bislacche sembrano possibili.
Nel camion di cocomeri
Inserito da luciano il Dom, 2007-07-15 19:37E' successo solo ieri - o almeno: ieri ne ha dato notizia il tg - ma per lo schizofrenico mondo dell'informazione è già tutto inghiottito, digerito, dimenticato. Dei ragazzi di presunta origine irachena sono morti dentro a un tir di provenienza balcanica che trasportava cocomeri. Morti forse già in territorio italiano, di stenti, di fame, di freddo. Voglio solo ricordare questo episodio, tentare di salvarlo da un oblio mediatico immediato. Se viviamo in questo modo terribile è anche perché tutto è uguale: la equidistanza dello schermo televisivo, della pagina di giornale, equivale grosso modo a una equidistanza dalle nostre coscienze intorpidite da un eccesso di futili stimoli. Quei ragazzi cercavano una speranza di vita e hanno trovato una morte da tempo di guerra, da clandestini, da deportati. Non importa, scusate, c'è già aria di vacanza, c'è da pensare a organizzare le ferie, e poi, non lo sapete?, Naomi Campbell ha pianto per commemorare il suo amico Versace... Questa sì che è una notizia!
Ancora in Langa
Inserito da luciano il Mer, 2007-07-11 21:03E' una vecchia storia. Ma anche sempre nuova. Succede quella specie di magia legata alla consonanza tra un luogo fisico, una zona tutto sommato ben delimitata, come le Langhe o la Langa (che a me piace pure un po' di più) e una certa letteratura che vi fa riferimento: quella di Beppe Fenoglio.
